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giovedì 11 luglio 2013

Apnee Notturne. Come la tecnologia può aiutare a riconoscerle

Articolo da Quotidiano Sanità.

Da sole o insieme ad altre patologie possono essere molto rischiose, fino a portare ad esiti letali. Per riconoscere le apnee notturne, e improntare una giusta terapia, arrivano oggi nuovi sensori che possono essere montati su defibrillatori e pacemaker per individuare e diagnosticare i sintomi. Tra questi ApneaScan.



 I pazienti e le persone che vivono con una persona che ne soffre sanno che l’Apnea Notturna è una vera e propria patologia, che comprende un insieme di alterazioni respiratorie (apnee e ipopnee) che si verificano durante il sonno provocando, conseguentemente, fenomeni di sonnolenza anche nelle ore diurne. Talvolta, questi stessi disturbi possono anche essere collegati a patologie cardiache e respiratorie che arrivano a mettere a repentaglio la vita dei pazienti. Nella conferenza internazionale Stroke 2012 è stato infatti dimostrato che il 50% dei pazienti colpiti da ictus silente, cioè senza sintomatologie evidenti, soffre anche di apnea notturna, con evidente correlazione fra queste due patologie. I ricercatori hanno altresì evidenziato che il 91% dei pazienti che avevano avuto un ictus durante l’apnea del sonno (51 su 56, con età media intorno a 67 anni) avevano anche maggiore probabilità di subire un ictus silente. Oggi però uno strumento è in grado di riconoscere i segnali e i sintomi dell’apnea notturna, aiutando i medici a riconoscerla e a sviluppare una giusta terapia.


L’apnea è la cessazione totale del flusso respiratorio per almeno 10 secondi, mentre con il termine ipopnea si considera la riduzione, sempre per 10 secondi, di circa il 50% del flusso respiratorio.
Secondo uno studio condotto nel 2007 dalla World Health Organization, circa 100 milioni di persone nel mondo (9% delle donne e 25% degli uomini), con una età media tra i 30 e i 60 anni. Altri studi recenti hanno evidenziato che la malattia può essere legata a molteplici fattori quali obesità, sesso, età, fumo, alcol, congestioni nasali, ipertensione arteriosa, anatomia della mandibola. A questi si aggiunga l’eventuale “compresenza” di patologie (in particolare, quelle cardiovascolari) che possono aumentare le probabilità di insorgenza della sindrome. È dimostrato, inoltre, che l’Apnea Notturna colpisce circa il 60% dei pazienti che abbiano ricevuto un impianto di defibrillatore o pacemaker. Può succedere, infatti, che l’Apnea Notturna, a causa della scarsità o totale assenza di sintomi evidenti (soprattutto quando si tratti di sindrome di origine centrale “Sleep Apnea Syndrome”),non venga tempestivamente diagnosticata, con conseguenze anche gravi. La concomitanza di patologie cardiache e respiratorie può infatti aumentare i rischi di insufficienza cardiaca, ictus, fibrillazione atriale, ipertensione e aritmie cardiache arrivando, in alcuni casi, alla morte improvvisa.


In Italia si stima che le persone che soffrono di Apnea Notturna siano circa un milione e seicentomila, buona parte dei quali sofferenti di patologie cardiache e portatori di defibrillatori e pacemaker, una dimensione che ampiamente giustifica la definizione di “malattia sociale”. In proposito, abbiamo interpellato Alessandro Capucci - Clinica di Cardiologia, Università Politecnica delle Marche, Ospedali Riuniti Le Torrette, Ancona - che di queste tematiche ha ampiamente trattato anche nel recente Congresso di Bologna sulla “Fibrillazione Atriale”. “Le frequenti apnee rendono il sonno scarsamente ristoratore, per cui è facile, per chi ne soffre, avere facili addormentamenti diurni”, ha spiegato. “Fino a poco tempo fa si riteneva che il disturbo colpisse prevalentemente le persone obese. Solo recentemente si è invece valutato il rapporto esistente fra apnee notturne e crisi ipertensive, ictus e aritmie cardiache, anche perché i nuovi sistemi di monitoraggio hanno favorito l’attenzione a questa particolare problematica”.

“Dalle apnee notturne - ha proseguito Capucci - sono afflitte maggiormente le persone di sesso maschile; per arrivare a una situazione acuta come, per esempio, l’ictus, la patologia deve infatti trovare un substrato favorevole e questo è più frequente negli uomini che sono più soggetti a malattie cardiovascolari a causa di equilibri ormonali, stili di vita,ecc.”.  Ma che fare, allora, per affrontare efficacemente l’apnea notturna? Per il Professor Capucci, una volta diagnosticate apnee notturne di tipo patologico, il primo modo di fronteggiarle è quello di effettuare la ventilazione notturna con apposito apparecchio (CPAP); bisogna però valutare la presenza di alterazioni di parti delle prime vie respiratorie, trattando le quali si può arrivare anche ad affrontare la specifica apnea.

La patologia è seria e diffusa. Un aiuto concreto può venire, oggi, dalle innovazioni tecnologiche.I dispositivi di ultima generazione destinati ai cardiopatici, come per esempio i defibrillatori, pacemaker e device per re-sincronizzazione cardiaca di Boston Scientific, sono predisposti anche per individuare e diagnosticare i sintomi dell’Apnea Notturna. Questa funzione aggiuntiva, definita ApneaScanTM, è resa possibile grazie a un sensore respiratorio di cui sono dotati i nuovi dispositivi. Un apposito algoritmo allerta il medico sulle disfunzioni respiratorie e può orientarlo, di conseguenza, a richiedere esami diagnostici approfonditi per l’apnea notturna (es.polisonnografia). Laddove la diagnosi sia confermata, possono essere adottate terapie appropriate per ridurre le conseguenze cardiovascolari e respiratorie, garantire al paziente una migliore qualità di vita e ridurre  - aspetto non marginale  - i costi sanitari generati da queste patologie.
Rispetto alle nuove tecnologie, il Professor Capucci si è così espresso: “I device di ultima generazione consentono di monitorare le fasi del sonno e, nel contempo, di inviare le informazioni direttamente al Centro Medico di riferimento per via telematica, con la possibilità di diagnosticare anche forme di aritmie asintomatiche ma severe, il che permette di intervenire prima che insorgano complicanze per la  salute dei pazienti. E’ però importante che delle nuove tecnologie vengano messi a conoscenza non solo gli specialisti, ma tutti i medici, così da rendere possibile il pieno sfruttamento delle grandi capacità diagnostiche e implicazioni prognostiche delle nuove apparecchiature
”

mercoledì 10 luglio 2013

Le apnee notturne aumenterebbero il rischio di tumore



Uno studio sicentifico dell’università del Wisconsin (USA) mette in guardia: “Test da replicare, ma potrebbero favorire angiogenesi e cancro”. L’esperto italiano: “Patologia dalle ripercussioni gigantesche”

 di Simone Cosimi












Navigando ho trovato questo articolo interessante relativo a questo studio che deve ancora essere approfondito e che Vi pubblico di seguito:

"Lo studio porta a dati sconvolgenti: 
Gli studi effettuati in vitro e sugli animali, hanno dimostrato che l'Ipossia Intermittente,  ovvero la carenza di ossigeno che caratterizza le apnee ostruttive del sonno, può promuovere l'angiogenesi e lo sviluppo dei tumori".


Le apnee ostruttive del sonno,  sono disgnosticate con la POLISONNOGRAFIA

Di seguito l'articolo Integrale tratto da wired.it


"Il dato certo è questo: gli studi in vitro e sugli animali hanno dimostrato che l’ ipossia intermittente, ovvero il non adeguato apporto d’ossigeno che caratterizza le apnee ostruttive del sonno, può promuovere l’angiogenesi e lo sviluppo dei tumori. Una scoperta, quella firmata dal dipartimento di Scienze della salute alla facoltà di Medicina dell’Università del Wisconsin, piuttosto pesante. Che tira una correlazione ancora tutta da approfondire, ma confortata dai primi esperimenti, fra i disturbi del sonno e il cancro. Soprattutto per quello che riguarda le comuni apnee notturne, la forma più frequente di disturbo respiratorio notturno (nel complesso, ne soffre il 4/6% della popolazione), già al centro dei legami provati con l’ipertensione, le malattie cardiovascolari e la depressione. 

Lo studio è stato presentato all’American Thoracic Society 2012 International conference di San Francisco e pubblicato sul prestigioso American Journal of Respiratory and Critical Care Medicine. “Certo, vi è una correlazione – ha spiegato F. Javier Nieto, a capo del dipartimento e del team – ma è ancora presto per dire che i disturbi respiratori nel sonno provochino il cancro o contribuiscano al suo sviluppo”. Lo studio apre nuovi scenari anche per i malati di tumore: 
“Nel nostro campione basato sulla popolazione i disturbi respiratori nel sonno sono stati associati a un elevato rischio di mortalità per cancro ma sono necessari ulteriori studi per replicare questi risultati. Se il rapporto tra Sdb (sleep-disoriented breathing, n.d.r.) e la mortalità per cancro fosse confermata, la diagnosi e il trattamento dell’apnea notturna nei pazienti affetti da cancro potrebbe essere indicata per prolungarne la sopravvivenza”.

“ Quella che fino a qualche anno fa era considerata una stranezza, una particolarità del sonno, procura in realtà ripercussioni gigantesche – dice a Wired.it Mario Giovanni Terzano, direttore della clinica neurologica e del Centro di medicina del sonno dell’ azienda ospedaliero-universitaria di Parma nonché uno dei fondatori dell’ Aims – dal diabete a disturbi del ritmo cardiaco, infarti e altri fattori infiammatori. D’altronde alcune apnee possono durare anche un minuto e mezzo e ripetersi per centinaia di volte ogni notte. Dunque, i disturbi respiratori stanno diventando un anello di congiunzione fra sistemi neurofisiologici. Quanto allo studio del Wisconsin, è senz’altro plausibile ma c’è bisogno, come dice lo stesso Nieto, di ulteriori conferme. Senz’altro, utilizzando una sperimentazione di base, gli statunitensi possono dosare l’ipossia e stabilire bene cause ed effetti. E probabilmente andranno molto oltre con risultati che confermeranno il primo passo. Ma per verificarlo nell’uomo bisogna aspettare”."

Fonte: life.wired.it

In Ogni caso,

viene confermato ancora una volta il nostro obiettivo principale:

CREARE UNA CULTURA DELLA PREVENZIONE E DELL'INFORMAZIONE.

Per tale motivo continueremo a fare ricerche ed a pubblicare tutto quello che riterremo interessante per la cura delle Disturbi Respiratori del Sonno e delle Apnee Ostruttive Del Sonno. 

A breve inizieremo a parlare in maniera specifica di Trattamento, di Ventilatori Polmonari, di CPAP, di Bilevel, di strumenti di diagnostica, di Polisonnografia, di interfacce, di maschere nasali, oronasali, nasali dirette, di tecniche e consigli operativi. Tutto da condivide con medici e pazienti per consentire una migliore diffusione delle informazioni e quindi facilitare l'accettazione della terapia da parte del paziente. 

A presto....

Stay with us.... and share our Blog!!!!

Il Team di Apnee Ostruttive Del Sonno......

martedì 9 luglio 2013

Dietro i disturbi sessuali di lei lo zampino del russamento

Studio di medici di Pavia


Le apnee ostruttive del sonno, possono essere la causa di alcune disfunzioni dell'apparato sessuale femminile

Pavia, 8 aprile 2013 - Tutto parte dal russamento notturno o dalla fatica a respirare durante il sonno. Ma se a queste difficoltà si aggiungono disturbi legati alla sfera sessuale è consigliabile effettuare accertamenti mirati. E questo perché in alcuni casi le Osas, apnee ostruttive del sonno, possono essere la causa di alcune disfunzioni dell'apparato sessuale femminile. Disfunzioni che rischiano di compromette quel delicato equilibrio fatto di aspetti fisici e psicologici fondamentali per il funzionamento dell'apparato sessuale delle donne e la loro soddisfazione. E' quanto emerge nello studio condotto dai ricercatori del Centro di Medicina del sonno della Fondazione Maugeri di Pavia guidati dal dottor Francesco Fanfulla.
L'indagine, pubblicata sulla rivista Sleep Medicine, ha infatti evidenziato una stretta correlazione tra le disfunzioni sessuali femminili, in donne obese fertili, e il collasso respiratorio durante il sonno determinato dalla presenza di Osas. Nello studio sono state coinvolte 46 donne obese in pre-menopausa di eta' compresa tra 40 e 50 anni e sessualmente attive. I normali controlli di valutazione includevano, tra gli altri, l'esame di polisonnografia, per rilevare la presenza di Osas e la valutazione delle funzioni sessuali attraverso due scale di riferimento: Female Sexual Distress Scale (FSDS) e Female Sexual Function Index (FSFI).
"Si tratta - ha spiegato Fanfulla, Responsabile del Centro di Medicina del Sonno della Fondazione Maugeri di Pavia - di due scale che ci consentono di valutare rispettivamente gli aspetti psicologici, e quindi gli elementi che portano a una condizione di stress (tra questi il contesto famigliare e sociale) e la funzionalita' delle componenti fisiologiche della sfera sessuale femminile". "Nel nostro studio - ha continuato Fanfulla - la disfunzione è provocata dalle alterazioni sia della componente nervosa sia della componente vascolare; si parla quindi di disfunzione sessuale femminile solo se si verifica un'anomalia in entrambe le scale". Su 46 pazienti, è stato rilevato che 14 erano affette da Osas e 10 di queste manifestavano disturbi alla funzionalità sessuale.
"Per quanto riguarda la funzione sessuale globale, sia fisiologica sia psicologica - ha concluso Fanfulla - abbiamo rilevato che vi è una buona associazione tra lo sviluppo di disfunzione e caduta dell'ossigenazione causata dalla presenza di apnee notturne durante il sonno. Abbiamo inoltre studiato l'aspetto psicologico della funzione sessuale e anche qui emerge che le donne che hanno un livello di di stress alto manifestano più apnee. Tanto più alto è il livello di stress che la donna sviluppa tanto maggiore è la presenza di ricaduta di ossigenazione durante il sonno. Dall'analisi di ogni singola componente fisiologica sono infine emersi 3 item interessanti: orgasmo, eccitabilità e soddisfazione sono tutti elementi strettamente correlati con il livello di collasso dell'ossigenazione notturna".
Per questi soggetti quindi avviare una terapia adeguata per la cura delle Osas potrebbe favorire anche il recupero di una di queste componenti, con una ricaduta positiva nella loro sfera sessuale. Le Osas sono più diffuse di quel che si pensa. Ne soffrono, con sintomi conclamati, il 9 per cento dei maschi e il 5 per cento delle donne, con la menopausa la percentuale di donne affette si stabilizza con quella degli uomini. La patologia causa disturbi durante il sonno, sonnolenza diurna e problemi cardio-vascolari gravi che possono portare a ictus e infarto.
(fonte Agi)

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Cosa è l'OSAS

La Sindrome Delle Apnee Ostruttive nel Sonno è la traduzione dell'acronimo inglese OSAS (Ostructive sleep apnea syndrome), e definisce la patologia secondo la quale, si verificano ripetuti eventi di completa e/o parziale ostruzione delle vie aeree superiori durante il sonno.

Tali ostruzioni, impediscono il parziale e/o totale passaggio del normale flusso d'aria, costringendo il paziente a periodi più o meno lunghi di "APNEA".





Questo alternarsi di fasi di completo flusso, a fasi di ostruzione, impedisce il normale riposo e quindi il naturale recupero delle energie del paziente.

Gli effetti immediati di questa patologia sono:

  • Mal di testa al risveglio;
  • Russamento riferito dal partner;
  • Sonnolenza diurna
  • Ridotta capacitá di concentrazione;
  • Ipertensione 
  • Etc... Etc....




La patologia può essere diagnosticata grazie ai "polisonnigrafi". Tali strumenti, consentono di effettuare un monitoraggio neurologico, cardiaco e respiratorio.

L'analisi di tale monitoraggio consente al medico di diagnosticare la patologia definita:

SINDROME DELLE APNEE OSTRUTTIVE DEL SONNO.